L'ora che tanto mi spaventa la anticipo oggi, calda mattina di Maggio.
Provo il Giro del Gattile, che rimisuro in circa 1800m; fondo vario, tra asfalto, sterrato e sassetti, mosso il giusto, per quando avrò le gambe.
Per ora ci corro a 4.25/km (7.50 alla volta) ma dopo mezz'ora sono già in ebollizione. Lascio il parco al minuto 47, ormai in totale bambola.
Arrivo a casa dopo 61' totali, trascinandomi per le vie di Città Studi senza mollare; volontà da pescare nei miei bassifondi, pensando a chi sta peggio, ovvero la SPAL in attesa del Benevento e moi, tra 7 giorni, allo scoccare della Mezzanotte.
Sabato mattina, sveglia biologica.
Esco alle 7.40 e provo il Giro del Politecnico, come possibile risorsa per le albe invernali.
Primo: rinnego il proposito di svegliarmi all'alba in settimana, durante l'ora legale.
Secondo: il fatto che non siano 1100m ma 1050 di mette di cattivo umore.
Terzo: le ultime estati a sciogliere e risolidificare l'asfalto, le buche dei cavalletti dei motorini, i tombini storti, le pezze: una fatica correre su questo bitume, prodotto la cui unica virtù sarebbe di rendere piatto ma proprio piatto il percorso. http://www.gmap-pedometer.com/?r=7152453
Alla fine faccio 10 giri, stabilizzandomi nel finale sul 4.50 (circa 4.36/km).
Non ispiratissimo, corro comunque 58'.
Il giorno prima del compleanno è domenica, mi butto fuori dal letto e cerco sollievo ai dolori che il folle giovedì mi ha dato. Doglie, più che dolori, sensazioni di vita, belle.
I primi metri sono un trascinarsi ma ho in testa una lucida tranquillità che mi dice di andare avanti e non aver paura. La faccio lunga, mi spingo fino al lago di Segrate e sbaglio pure un po' strada dentro al parco; 20m di discesa mostrano tutti i solchi scavati nei miei muscoli, fortificati sì da 20 giorni di montagna ma non per questo pronti a un movimento diverso.
Comunque si procede. Al ponte dell'Esselunga di Segrate la tentazione di tirare dritto lungo la statale e farla breve, ma poi prendo i tornando del sovrappasso e mi succhio anche Milano 2. E meno male, perché lo sciabordio secco da muride che mi spaventa mentre corro lungo campi e rogge verso Cascina Biblioteca si rivela essere quello di un maestoso airone, che svolazza in coppia con un anatide bianco.
Arrivo a casa tutto sommato fresco dopo 1.14.30, ricostruendo (in tutti i sensi) di aver corso la prima parte sui 5.10 e la seconda sui 5.00.
Solo a Milano per una settimana offre come prima scelta correre. Poi la mattina ho ritirato dalla portinaia le scarpe nuove, quelle con il tacco, perché ho deciso di far giudizio e provare a correre in A3. Felice delle recuperate Aero mi butto sul modello più classico di Mizuno, le Rider. Una serata passata a cercare numero e prezzo fino a che le trovo convenienti, seppur la scelta di colori sia orrida. Così le provo.
Inauguro un percorso che dedeico senzo indugio al mio amico vigile che lì dovrebbe avere ancora casa (non lo vedo da tempo, non ci corro insieme da Oropa).
C'è una salitella leggera sul tratto che costeggia la zona verde vicino al Lambro, una discesa per scendere alla piazza dell'Esselunga; il bello è che fa un km giusto, che io giro sui 4.35-40 sciabattando di brutto, subito a disagio con le scarpe nuove, rigide come non mi sarei mai aspettato.
Comunque sia rimango in giro un'ora secca e metto ciccia.
Ecco lasciatemi giù lì alla piazzola che torno a casa a piedi.
Lungo la trafficata Provinciale sì, ma che dopo 50m prendo per le stradine poderali asfaltate che tanto c'è ancora l'ultima luce. Che invece il sole che regala colori adorni sembra afflito da gravità tanta e da subito la luce crolla veloce. Riesco ad arrivare al bivio per Venturina dopo La Sdriscia che son passati 20.09 e ho percorso 4.26km (4.43/km), ma ormai si vede poco e, il lungo rettilineo che porta allo scavallamento della Nuova Aurelia è già di speranza, speranza che nessun guidatore di macchine faccia il matto. Arrivo alla vecchia Aurelia dopo aver preso male pensa te una buca dell'asfalto che proprio non si vede con 8.81km sulle spalle, media che passa a 4.37/km totale e ora via lungo la Statale dove il buio è completo e non voglio morire pure io nel 2016, da scemo poi.
Supero il Cornia e ormai le luci della Stazione Agip sono vicine, superata la Bonifica entro finalmente in paese per la parte più facile, pure con marciapiede. Media che resta uguale e ora via, su per la salita, con gambe solide e attenzione vigile, che dopo i primi 300 si rientra nel buio completo e stavolta son curve che non ti vedono.
Per fortuna va tutto bene, anche se ogni tanto perdo la linea bianca stinta del bordo carreggiata e mi trovo un po' in mezzo alla strada, fino a che le luci lontane di qualche auto mi spiegano come spostare la traiettoria. Fiato che non sale nonostante le pendenze, mi segno da qualche parte di ricordarmelo ma l'attenzione deve stare lì, a portare a casa la pelle.
Chiudo allungando sugli ultimi 100m di falsopiano mentre sopraggiunge l'ultima macchina della serata e che almeno si stupisca di quanto va veloce quell'oggetto che compare di colpo.
Alla fine sono 13.82km in 65.24, media conclusiva di 4.43.
In un paio di settimane 1/3 della Mara è diventato passeggiare.
C'è nebbia, da non vedere le scarpe e il prato umido, ma io ho da fare, sono uscito apposta un'ora prima dall'ufficio l'ultimo giorno lavorativo dell'anno e ora mi prendo il percorso campestre del Giuriati, vada come vada. Lo giro 16 volte in 43.06, da 5.35 a 5.15 ogni 2 passate di 1212m.
Media di 4.26 che avrei detto migliore; le forze però sono tante. http://www.gmap-pedometer.com/?r=6999013
Sbuco sulla strada natale e allungo la falcata, che è ancora sorprendentemente leggera, fino a casa, km 23.600.
La premessa una domanda, di Massimo, su chi si trovi in Martesana quella domenica. Rispondono in diversi, decido di allegarmi. So bene che non torneranno di sicuro indietro prima di averne fatti 9 o 10, per cui si arriva subito intorno a 20 più quelli per raggiungere il luogo dell'appuntamento, il Ponte dei Fornaroli.
Mi sveglio volenteroso e senza indugio monto le Aero nuove, sono rosse come il fuoco aveva sentenziato Flora. Due tazze di tisana e via, pur con una cena leggera di basmati e lenticchie e qualche savoiardo alle spalle. Arrivo all'appuntamento passando dall'anfiteatro; son tutti già lì e non mi fanno nemmeno fermare.
Entriamo nella nebbia, procediamo contromano in quel fiume grigio sospeso che accompagna lo scorrere del naviglio. Qualcuno propone di deviare per il Lambro ma no, dico io, a girare in tondo ci passerebbe presto la voglia.
Così arriviamo a Vimodrone e poi a Cernusco, con io che appena possibile cerco prato o terra battuta, lungo la strisce a parco che costeggiano l'alzaia. Alla chiesetta facciamo boa, su per il ponte pedonale di ferro, km 12 in 60 spaccati. Transitati per le curve dei giardini riprendiamo il Naviglio e ci riprendiamo pure Maran ed Emilio che erano rimasti indietro.
Il rientro verso Milano procede senza cedimenti, anzi da Vimodrone in poi aumentiamo il passo senza accorgercene, scendendo spesso sui 4.30. Un allungo di Maran appena dopo il ponte sul Lambro sfilaccia il gruppo; io lascio fare e arrivati in Via Padova decido di proseguire, accompagnato da Maran, per la ciclabile di Via Palmanova, la via più breve e con il fondo migliore per tornare a casa.
Media del ritorno 4.40. Nessuna crisi di gambe o fame, con il freddo a non presentare, per stavolta, il conto dei liquidi.
Pomeriggio per nulla a riposo, un leggero fastidio in zona bandeletta che però, la mattina dopo, al test della discesa delle scale, supero bene.
Sveglia e via, si corre con il fresco e il sole. Gambe poco vogliose; va bene così, imparare a mettersi il cuore in pace e andare, non sempre si può scegliere quando farlo.
E' un giro che avevo provato in bc con il nenne; tenngo bene fino al km 12, seppure con passo poco fluido e lento, poi le giunture comincino a scricchiolare ma l'arrivo si avvicina e corro fino all'ultimo metro, anche allungando nei 500m che precedono casa.
Sostanzialmente 16km in 1.16, 4.45 di media, in leggera progressione. http://www.gmap-pedometer.com/?r=6956421
Il riassetto di Piazza Leonardo da Vinci, costoso quanto superficiale, ha creato per lo meno temporaneamente interessanti possibilità di circuitare. I prati si stanno già spelacchiando, per via del transito continuo, del giustificato bivacco politecnico e del meno comprensibile pascolo canino, figlio della scelta di tutelare il colpo d'occhio e non inquinare la vista con recinti per quadrupedi.
Per ora si può fare, sono 600 metri misti a abbastanza tecnici http://www.gmap-pedometer.com/?r=6887673.
Ci faccio una mezz'oretta, di sabato mattina, incluse 3 prove tiratine in 2.09, 2.04, 2.03, con recupero 90"-
Minaccia pioggia e c'è vento, nulla di strano in Maremma.
Scendo per una volta in auto giù al Lago Caldo e con pazienza giro il favoloso circuito misto.
Cade qualche goccia che fa solo piacere; le caviglie finalmente sentono bene il prato e mi sembra di andare rapido e senza fatica. Tempo in realtà più alto rispetto alle sensazioni, ma molto benessere.
Fanno 37.32 per fare 10 giri che sono 8km del circuito; sarei andato avanti in eterno, a sfiorare le oche a metà giro.
Felice rientro per i tornanti mentre finalmente piove; godo del verde che rasserena mentre alla radio passa la malinconia dei posti dove ci si inurba malamente.
Minuti primi 41 sulle gambe, quelle nuove del 2016, dopo la pioggerella del mattino.
Nella città deserta la zona meno affollata, schivando pomodori e ghiaccio del pesce (no scherzo quello oggi non serviva) del mercato in disarmo.
Considerando che per andare a 15/h bisogna passare in 5.32
6.06, 5.53, 5.46, 5.40 - media di 4.14/km, ma mai in grande affanno, tranne parte dell'ultimo giro, così che proseguo per casa senza fermarmi.
Ora al Campaccio dipenderà dal culo di giornata (e dalla puntualità dei treni).
Mentre derapo per immettermi in bc nel sottopasso, uno dei Guardiani sorride e dice spogliatoio n° 11.
Lo trovo così, che forse non rende ma anche nella foto di un catalogo IKEA farebbe la sua figura.
Esco cambiato a 13' dal timbro, corro 21' sul prato in progressione, gli ultimi a 1.26 per giro, che è esattamente 1/3 di km.
Considerati 20 giorni di ferma e un influenza che mi fa uscire di casa a vedere l'anno nuovo per la prima volta il 4 Gennaio, la chiusura a 4.20 al km in scioltezza si manda giù molto volentieri, compreso il secondo timbro, al minuto 59.
Anno nuovo tinta nuova, vediamo se mi ci rimetto pure io, ma grazie della bella sorpresa.
Di Domenica sera il mio nuovo giro, nel posto meno lontano da casa che abbia ancora caratteristiche amiche. Pure pezzi di sterrato al buio, che fanno morale. Non che sia una nuova frequentazione, ma i tempi in cui facevo il giro dei cavalli a ripetuta sono per ora archeologia tanto equina quanto agonistica.
Per cui, sempre con quel passo intorno ai 4.30, inanello 3 giri in progressione che con andata e ritorno fanno 44 minuti.
9.27, 9.04, 8.47.
Dopo un passeggio di un'oretta a ranghi compatti, i culi giù da tavola, lascio la compagnia della pasquetta vado a fare un giro.
Commetto lo sbaglio di specificare che i giri non si sa mai quanto durino, pensando che dopo 12 anni sia chiaro.
Così la gioco sporca. Prendo la strada per Baratti, a bordo macchine, ne passano poche e ci sono i cippi provinciali ogni 100m. Sporca perché da lì non si torna, vuol dire fare tutto il triangolo e prenderà il suo tempo e una certa pazienza.
Svolto dopo 40', comincia la seconda parte, passo sui 4.40. Mai corso lì, lungo la Principessa; il mare appena oltre gli ultimi campi e le prime macchie di bosco. Comincio a sentire l'impresa e a godermi il bosco che si avvicina. Entrare nella macchia dopo un'ora di corsa è come una prima volta. Muscoli caldi e scarpe che non han mai reso come oggi. Quei dieci minuti sul morbido sono un regalo, i più veloci.
Esco per l'ultimo lato del triangolo, a circa 68'. Mancano il leggero falsopiano tra i campi di carciofi e poi i 3km finali di salita. Sono solido e sudato, fa fresco, i piedi hanno ancora elasticità. Nessun affanno anche sulla salita finale, che quasi viene buio. Non spingo perché non voglio superare alcuna soglia se non quella chilometrica che ancora non conosco. Quando arrivo ai 500 finali in falsopiano la falcata si allunga spontaneamente. Sono partito da 1h41.
A casa mi aspettano, sono preoccupati, l'abbraccio sarà quello della minestra, calda il giusto.
Pane ricotta bietole e olio buono, un paio di bicchieri di rosso, l'oltranza. http://www.gmap-pedometer.com/?r=6280820
Mercoledì. A pista chiusa per rifacimento manto.
Minuti 5 di riscaldamento sui gradini, tanto per disturbare, poi sul giro fuori all'Arena, di 613m.
2.09.5
2.08.6
2.10.7
2.08.5
2.09.7
I recuperi sui restanti 150m, camminati in 1.30.
E' una pacchia fare il maratoneta, fuori nel mondo per conto tuo senza un'anima che ti faccia saltare la mosca al naso o che ti dica cosa devi fare o che c'è un negozio da svaligiare in fondo alla prossima strada. A volte penso che non sono mai stato tanto libero come durante quel paio d'ore in cui trotterello su per il sentiero fuori dai cancelli e svolto davanti la quercia panciuta e nuda in fondo al viottolo. Tutto è morto, però va bene così, perché è morto prima di essere vivo, non morto dopo esser stato vivo. Ecco come la vedo io. Badate, spesso in principio mi sembra di essere gelato come un baccalà.
Gran traduzione, non c'è che dire, ma spiacente dover segnalare che di cross si tratta, gara di 8km con il suo bel giro di lancio e The Loneliness of the Long-Distance Runner ancora una volta viene malinteso, la Maratona viene spropositata e buttata lì.
Il percorso di otto chilometri era segnato da schizzi di calce che luccicavano sui pilastri delle cancellate e sui tronchi e sulle pietre e sulle barriere per il bestiame.
Il giro di oggi è figlio della chiusura dell'Arena ove campeggia una specie di scivolo di legno di cui non voglio sapere oltre. Tocca quindi star fuori e, per via di un dolorino al PDC, nonché per via dell'approssimarsi delle campestri, inauguro questa serie continua di curve e cambi di direzione, strappetti e fondo scivoloso, 550m corsi tra 2.20 e 2.15 al giro, una sporca dozzina di volte.
E io correvo, uscivo dal bosco, superando il battistrada senza sapere che stavo per farlo. Pif-paf, pif-paf, clip-clop, clip-clop, cric-crac, cric-crac, di nuovo attraverso un vasto campo, correndo ritmicamente e senza sforzo alla mia maniera da levriero, sapendo che avevo vinto la gara anche se era ben lontana dall'essere finita.
Li sollevo nella bella luce autunnale del giorno dopo la pioggia, una coda settembrina. Ne piazzo uno dopo la metà del rettilineo e l'altro circa 15 metri dopo, poco prima della linea di fondo del campo di calci.
Poi corro 9' senza degnarli di attenzione, il tempo di scaldarmi.
Si parte per 12 giri su prato appena fuori il bordo bianco, si saltano gli ostacoli da 90cm, entrambi con la stessa gamba di stacco ma ogni giro può esser destra o sinistra.
Primi 6 in 8.52, secondi 6 in 8.38, ultimi 2 aggiunti per il piacere di proseguire e superare la mezz'ora, in 2.46.
Non mi fermo e in pochi secondi prendo la prima corsia ai 200, per chiudere in allungo altri 40"; non che abbia comunque gran cambio di passo.
Insomma mancano solo le 7 riviere.
Nel girovagare della pausa, quando non corro, trovo spesso cose di Frettolandia i cui abitanti difficilmente colgono. Anche da parte mia ci vuole impegno.
Dietro la Mediateca di Santa Sofia, nello spazio che la divide dal Fatebenefratelli, lavori per garage sotterranei, da anni. Si va a vedere. C'è un coso di cemento con scalini, a nascondere la parte dietro: e dietro compare altrimenti invisibile un playground con campo da basket e da calcetto, ma soprattutto una pista da 60m a 4 corsie. Certo sembra essere di cemento verniciato, e frenare al fondo è impossibile, senza schiantarsi sul muro.
Ma solo se la si pensa dal nostro punto di vista, emergono i vizi. Invece vorrei fosse stata pensata per garette tra ragazzini annoiati dai lunghi pomeriggi, sfide per eleggere il più veloce della via o del palazzo. Roba un po' da periferia in realtà, me la vedo meno bene in Via Moscova, ma magari Milano vista dal cielo fosse costellate di tali pistine. Magari in materiale un filo più morbido eh. Per adesso il cancello è chiuso, stan finendo alcuni lavori.
Sabato lentissimo al passo con criotorrenteterapia alle gambe nella sempre incantata Val Vertova.
Ieri sera 53' di lento, al buio, perché prima s'è girato il quartiere per scoprire che la bc senza pedali ora è un treno lanciato e Flora loves altalena. Lampeggia ma non piove, passo sui 4.50, nessuna fatica ma anche la sensazione di stare andando ben più forte, che vuol dire non averne. Per ora.
Secondo episodio di escursionismo pubblico, sempre serale ma in treno, in una delle prime giornate anticloniche.
Quattro passi fino a Lambrate, Regionale per Greco e cambio, fermata Cernusco Lombardone e sono al via, in 45', per un costo appena doppio del biglietto urbano di Milano.
Neanche 5' e si entra nel bosco, poi c'è solo da giocare, a conoscerlo un po', che alla fine non è altro che un anfiteatro.
In realtà si ritorna subito fuori sulle stradine asfaltate, per la dura salita di Belsedere, che spezza gambe e culo. Poi però tuffo per sentieri tecnici, radici rocce e pozze, passerelle e fango, gioia. Sbaglio strada per entusiasmo (era tutta nella mia testa) e finisco per perdere quota più volte laddove dovrei mantenerla. Oggi però la testa è dura e ogni volta mi rimetto a salire per riprendere il sentiero alto, allungare dove potrei accorciare, correre dove la tentazione sarebbe di camminare, anche in certi tratti di discesa.
La mappa è solo un assaggio, il satellite non riesce a entrare nei boschi. Risbuco verso Cernusco dopo un'ora, ho 20' per rientrare in stazione, lavarmi, fare il biglietto e saltare sul treno di ritorno. Sbaglio ancora strada per eccesso di entusiasmo, allungo. Chiedo in giro e ritorno sui miei passi, a 69' mi fermo, bollore ai piedi ma per il resto ancora pimpante.
In stazione una delle ultime fontanelle di Stato sopperisce all'assenza di biglietteria. Me ne segnalano una in cima al paese: sono altri 5' di corsa a salire e poi a scendere, verificatane la chiusura, con gambe ancora buone.
Il biglietto si fa sul treno; dopo 50' sono sulle scale di casa. Trenta km in 48 ore non li facevo da anni.
Guarda che questa è una camminata di alta montagna. ... Eh sì non è come portar fuori il cane.
Ci troviamo su un ventoso colle arrotondato a 2500m, avendo potuto provare l'ovovia e la funivia con biglietti omaggio presidenziali, nella Disneyland russa di Alta Montagna, di passaggio a salutare il barista tornato alle origini. Meno male che poi si ritorna oltrerolle (rollover), nella valle rimasta fuori dai giochi.
Una settimana senza star mai fermi, ma correre non se ne parla, fino al Giovedì, una vera e propria fuga serale.
Parto secco, 8 di sera, giù per la ciclabile più veloce del fiume, fino al ponte di Mezzano e poi indietro, tirando per desiderio di faticare e respirare la bella valle nello stato mentale che preferiamo.
28.40.00, 13.55 a scendere senza drammi e 14.45 a salire, 100m circa di dislivello. Papà la prossima volta so cosa ordinare: polenta e funghi.
We don’t want our runners like weight lifters, we don't like our runners like gymnasts; we want them like ballet dancers.
(Arthur Lydiard).
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La maggior parte delle foto che mi ritraggono sono tratte da podisti.net
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