Un allenamento senz'altro importante. Rimettersi in ballo 2 giorni dopo il lunghissimo e vedere come va. E chi lo sa. Lo faccio con le Rider, per alternanza e perché tanto non devo andare troppo veloce.
Primi passi faticosi, per fortuna sono solo le 5 e ormai ci si allena la sera in piena luce. Dopo un paio di giri in ottava corsia, dove meravigliosi bimbetti salterellano tra ostacolini, comincio a carburare e alla fine del 4° prendo il giro sterrato. Non lo abbandonerò che dopo 14 giri, corsi in gran parte intorno ai 5.30-5.34 la coppia (ovvero sui 4.35/km); rimane giusto il tempo per 3k in pista, per superare l'ora. Segno 4.25, 4.20 e 4.04 l'ultimo. Non c'è che dire quel giretto campestre proprio diverte e anche in pista corro rilassato e senza sentire i chilometri di Domenica nelle gambe, nemmeno nei minuti finali, totale 63.
Arrivo carico, tanto che appena mi fermo trovo Lembo Kid che sta partendo per il riscaldamento, così mi faccio altri 4 giri tranquilli.
Si stimano circa 16km e 72' messi via; nessun dolore in corsa.
Sveglia che si sveglia alle 7. Io mi sveglio alle 9.
Colazione a pane miele e marmellata di ribes, caffè.
Prima di uscire, verso le 11, un paio di bicchieri di acqua. E la preparazione della bomba.
La prima sperimentazione della bomba si compone di semi di chia con melassa, acqua e qualche goccia di limone.
C'è il sole e non è per nulla freddo.
Comincio a gironzolare per il Parco Nord, prima verso Bruzzano, dove giro tutti i possibili vialetti fino al minuto 45 e poi risalgo sul cavalcavia che, oltre il Seveso, riporta nella parte vecchia.
Sul calcestre corro bene, sull'asfalto no. La buona vecchia repulsione. Ai piedi le Rider, un po' meglio delle prime uscite ma pur sempre pesanti all'impatto; delle zattere sui cambi di direzione.
Alla soglia dell'ora sono già abbastanza stufo. Comincio ad avere sete; per fortuna la seconda fontanella non è secca. Dieci minuti dopo è il momento della bomba, ovvero dell'autosperimentazione dei suoi effetti, in termini di energie ma soprattutto di stomaco. Essa si è quasi solidificata. Come non pensarci, i semi secchi hanno assorbito tutta l'acqua, per cui ora somiglia a una marmellata di fichi non troppo liquida dove i teneri semini sono sostituiti da antichi semi beli croccanti. Insomma masticare. E ci provo pure, un boccone alla volta, mentre giro sui 4.40. Qualcosa va giù, ma la prossima volta bisognerà trovare altro.
Al minuto 80 le gambe sono andate, vanno avanti lo stesso ma non è cosa. Punto ai 100 minuti ma manco di arrendevolezza, la cosa buona di questi mesi, per cui al cavalcavia di Fulvio Testi, dove dovrei fermarmi, proseguo. Corro la salita e corro la discesa, poi, con l'auto a tiro, faccio pure un giro del giardino dei Ciliegi. Anzi due, con la testa un po' in confusione ma determinato. Delle 2 ore previste arrivo a 1.45.10 e mi fermo alla fontanella. Spenta pure quella.
Nei 3 tratti in cui ho preso il tempo pedometer mi assegna un passo sui 4.35, ben più veloce di quello percepito e pianificato (4.50); da cui siamo sui 23km.
La cosa buona è stata aver insistito il giusto per non perdere speranza ma senza fare danni, è quello che mi dicono oggi le gambe.
Solo un po' di maldipancia e che sarà stata la bomba? La risposta al prossimo test, il supernova.
Campestre digerita, 48 ore dopo sono al Campo, di primo pomeriggio, io, Tommy e nessun'altro. Ancora freddo immane. Cominciamo a girare alternando ottava corsia e giro sterrato. Passo facile sui 4.50 che gradatamente si fa una decina di secondi più veloce. Voglio solo mettere chilometri, abituare muscoli e tendini a quanto dovranno sobbarcarsi nei prossimi 3 mesi, che poi son miseri 60kg di peso e ci metto attenzione, a non strapazzarli, appoggio dopo appoggio, stavolta per la seconda volta con le Rider.
Verso i 50' il passo è sui 4.35 e le gambe iniziano a ricordare un po' le buche di Cesano; allo scoccare dell'ora Tommy molla ( nessuna maratona per lui) e io preseguo da solo, nel freddo umido che peggiora se possibile ancora.
E' qui che comincia l'allnamento, nel senso della parte sgradevole, quella che prepara.
Corro solo sullo sterrato, più riparato dal vento artico; prendo due passaggi sul doppio giro in 5.18 e 5.19 (4.23 di media) e poi chiudo in pista con 3 giri in 5.03 (4.13 di media).
Totale 1.19.20, distanza a occhio superiore ai 17km.
Il giorno del Campaccio non è giorno di Campaccio, per via del cross che mi aspetta tra due giorni, così ci troviamo in gruppetto a correre qualche pezzo facile di strada.
Corsa lenta anche troppo, al Lambro, distratta solo da qualche giro della montagnetta inclusa scalata finale con foto.
Contandosela su, che non fa nemmeno troppo freddo, butto altri 73'.
Ora si va a Cesano cercando di correre come il Brianzolo 2007, senza strafare e uscendone integri.
Magari brillando l'ultimo chilometro.
Solo a Milano per una settimana offre come prima scelta correre. Poi la mattina ho ritirato dalla portinaia le scarpe nuove, quelle con il tacco, perché ho deciso di far giudizio e provare a correre in A3. Felice delle recuperate Aero mi butto sul modello più classico di Mizuno, le Rider. Una serata passata a cercare numero e prezzo fino a che le trovo convenienti, seppur la scelta di colori sia orrida. Così le provo.
Inauguro un percorso che dedeico senzo indugio al mio amico vigile che lì dovrebbe avere ancora casa (non lo vedo da tempo, non ci corro insieme da Oropa).
C'è una salitella leggera sul tratto che costeggia la zona verde vicino al Lambro, una discesa per scendere alla piazza dell'Esselunga; il bello è che fa un km giusto, che io giro sui 4.35-40 sciabattando di brutto, subito a disagio con le scarpe nuove, rigide come non mi sarei mai aspettato.
Comunque sia rimango in giro un'ora secca e metto ciccia.
We don’t want our runners like weight lifters, we don't like our runners like gymnasts; we want them like ballet dancers.
(Arthur Lydiard).
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La maggior parte delle foto che mi ritraggono sono tratte da podisti.net
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due siti che forniscono un servizio impagabile; le rimanenti sono in gran parte mie, scattate con la già vetusta DX 3500 e con la SX220 a partire dal 2012.