Torno al Trotter per chiudere il fine settimana, che ormai è sera e c'è l'aria fresca.
Finalmente si corre bene, nonostante ormai parta sempre impastato.
Corro un giro leggermente più corto e con più asfalto, che da mappa misura 1070 e la cosa mi sembra strana, visto che ci metto mediamente 4.50 con decente spinta.
La notizia comunque è che sto sulle gambe 49.55, con un ultimo km tirato, cosa che mi allontana dal proposito di stare calmo e mettere solo kilometri ma che so ben e far parte della mia natura. Rientro a piedi che son tutto un dolore, soprattutto al gluteo; si vive alla giornata e finché ce n'è.
Di sabato mattina, poiché domenica pioverà, sul Miglio Ambrosiano e non solo.
Esco verso le 9, da subito gagliardo. Al lambro incontro il Pepìn e rallento per scambiare due parole al suo passo. Indeciso se girare sulle stradette del Parco o proseguire scelgo la seconda, il noto ma al contempo ignoto che mi obbligherà a non potermi fermare. Milano 2, Olgetta e Segrate, scalette della torre per superare la Cassanese e via verso il Lago. Nessuna idea della media tenuta ma i minuti passano. Il rientro è faticoso e scuri pensieri di pista oraria minacciano la mente. Tengo duro e aumento anche un po' l'andare. All'imbocco di Via Campiglio scocca l'ora e mi fermo: son circa 13700.
Corricchio fino all'imbocco della via di casa e sono decisamente cotto.
La mattina sbagliata.
voglia di andare a veder passare la Stramilano, di non perdere il treno dell'uscita domenicale, di dedicare il pomeriggio alla bc di un figlio.
Così vado. leggerino, senza proteggere la schiena dalle folate di vento e forse nemmno la colonna dagli impatti, che il Boost un giorno sapremo se più bene o male.
E pensare che arrivato alle mura spagnole per farmi qualche km di percorso prima delle moto, sembra buttare bene, un fiume di incontri. Prima un pensionato che prepara il passatore, poi Caraceni contromano che si fa il suo giretto da 87enne, infine il Velocista del Monga che si prepara ad aspettare gli africani.
A 30' da casa sono in Porta Romana, km 10 della gara; caracollo per una ventina di minuti facendo pure qualche lieve balzo ma pur sempre balzo, chissà poi perché.
Arrivano i corridori, saltello sul posto (e ci mancava) rientro lentamente contromano sul marciapiede.
Torno a casa velocino, per scaldarmi, 23' anche abbastanza esaltanti.
Dopo la doccia e 10' seduti alla scrivania, un'agonia alzarsi. Lombi andati. Chissà se il nuoto d'avventura del giorno prima, mah.
Uomo di parola, 20km su cancello con il Nenne per Forlanini, gattile e Ponte Lambro.
Una giornata spazzata dal vento, che fa il lavoro della pioggia, almeno in apparenza, e mostra una infinita primavera in cui l'attesa dell'omino del frigorifero si trasforma in un'ora da dedicare alla corsa, al posto del pranzo.
Una fetta di strudel offerta a metà mattina fa il suo e corro da casa al Giuriati per poi ripetere 16 volte il campestre, gli ultimi due con Tommi, comparso all'improvviso.
Passo che presto si orienta sui 5.30-35 al doppio giro, che sarebbe circa 4.35/km.
Sono a casa dopo 58'.
Sabato mattina, sveglia biologica.
Esco alle 7.40 e provo il Giro del Politecnico, come possibile risorsa per le albe invernali.
Primo: rinnego il proposito di svegliarmi all'alba in settimana, durante l'ora legale.
Secondo: il fatto che non siano 1100m ma 1050 di mette di cattivo umore.
Terzo: le ultime estati a sciogliere e risolidificare l'asfalto, le buche dei cavalletti dei motorini, i tombini storti, le pezze: una fatica correre su questo bitume, prodotto la cui unica virtù sarebbe di rendere piatto ma proprio piatto il percorso. http://www.gmap-pedometer.com/?r=7152453
Alla fine faccio 10 giri, stabilizzandomi nel finale sul 4.50 (circa 4.36/km).
Non ispiratissimo, corro comunque 58'.
Come i Marziani fanno da lungo tempo ora si è scatenata la voglia di albore nei raduni teleguidati da bevande scarpe e primalavoristi dello spettacolo tutto.
A me sveglia semplicemente mia figlia, anche se già lo sono stranamente a metà, verso le 5. Rimango lì a sonnecchiare la son quasi sveglio e alle 6 esco dal letto.
Alle 6.30 sono fuori, direzione Lambro, mentre il primo bassissimo e infocato raggio di sole rasenta preciso Via Pacini, come un binario illuminato aggiuntivo della Stazione di Lambrate.
Procedo con calma per 25', sperando di avvistare Anselmo e Maurizio, poi prendo la collina per 8 volte sotto ai 4.30 (6.42, 6.37, 6.36, 6.35 ogni due giri).
Rientro a casa cominciando a patire il caldo e la mancanza di corsa continua verso il minuto 55, ma ormai è fatta, per 65' totali.
Colazione a pane e miele e poi di nuovo per strada, questa volta in bc, per altre 9 ore nel Luogo In Cui Si Decidono I Destini Del Mondo.
Piano per fare 14km domenica: - correre oggi, martedì, almeno un'ora - dormire bene (notte passata mezza insonne scalciato da quattrenne) - farsi passare il dolore al bicipite femorale - ricordarsi in gara che sono 17' ogni 4km e mi rimane un margine di 30"
Per cui mi prendo ROL e alle 16.45 sto pedalando sotto un caldo sole verso il Giuriati. Oltre la ferrovia il cielo è nero, si minaccia il mio piano. Entro al Campo che inizia a piovere nel vento. Tempo però di uscire cambiato che il peggio sembra passato, le nuvole stanno andando a sgonfiarsi da qualche altra parte ed è ancora sole. E' una seduta finalizzata a girare e girare, abituarsi. Per cui dopo 5' in pista prendo il campestre, arrivo presto sui 5.26-5.28 e vado avanti per un'ora, fino a quando, mentre affronto l'ultimo pezzetto di prato, mi salta il muscolo addominale, quello del Famoso Dolorino al Fianco del Corridore. Ancora pochi metri e smetto, fa proprio male. Per cui ai punti sopra aggiungiamo: - farsi passare il dolore al fianco destro
Il femorale per fortuna ha tenuto bene, rimane un fastidio ma non sembra che la corsa lo aggravi.
Martedì mattina ho un appuntamento alle 11 in banca.
Mi trovo qualcosa da fare prima. Palla. Ho fissato in banca proprio a quell'ora perché prima ho da fare.
Parco Lambro. In giro gran vecchietti passeggiatori ma anche corridori, cui rubo parole mozze mentre passo a fianco.
1. Il Moratti l'avevan messo lì perché alla Saras faceva danni.
2. Ueh ciao Caimano! (non a me)
3. Vedi come corrono quelli che corrono (questa per me da ammrevoli jogger che han fatto la guerra, mentre arranco verso l'ora di corsa).
Modalità ripetitiva, il giro da 2460 per 4 volte più zonzo di avvicinamento e di rientro.
Sole in faccia, quasi caldo, come da tempo non.
Arrivo ai primi segni in terra che son già pesante, sicuramente la Domenica non è ancora del tutto digerita (ma si chiama carico e va bene così); la cosa buona è che son convinto di stare sui 5/km e invece sono 4.30. Cerco di regredire un po' alla volta nel corso di questi benedetti 10k segnati, per cui riprendo la via di casa che il crono segna 45.50. Poi come al solito la maledetta testa fa il suo e per la sola allegria di aver fatto anche questa i marciapiedi finali torna una certa verve.
Sono 82' che, considerato il passo medio, dovrebbero aver messo via quasi 18km e un principio di amicizia con le Supernova, tipo volpe e principe che si annusano.
Papà oggi dove andiamo?
Ormai trovare nuovi itinerari per la gita ciclistica della Domenica è sempre più complicato, ma stavolta sono carico della corsa del mattino, 61' appena alzato al Lambro, inclusi 6k in leggera progressione del giro basso della montagnetta in 25.41 e l'incontro fortuito con Maurizio e Tommy per i minuti finali di defaticamento; Tommy peraltro mi satellita il 750 del giro come 710, tornerò a verificare.
Insomma carico al punto di proporre al nenne una colazione ricca e poi un'avventura di mezzi e bc.
Non sta nella pelle, andare in bc fino a un altro capoluogo di provincia. Per cui metropolitana verde fino ad Abbiategrasso e poi giù per il Naviglio a riprendersi Pavia, in un paio di orette escluse brevi soste. Pedalata cricetosa della mia MTB single speed per star dietro al ragazzo, chiara emozione nel vederlo sgambare tranquillo mentre io mi godo il replay di quella cavalcata di 10 anni fa proprio insieme a lui. A dirla tutta il percorso è abbastanza noioso, non toccando mai centri abitati ed avendo per lunghi tratti la statale a tiro di orecchio; fa la sua parte anche il Naviglio in quasi secca, come succede sempre più spesso anche alla più bella Martesana, aggiungo con buona pace di chi vorrebbe riaprire i Navigli a Milano senza pensare alla ormai cronica carenza di acqua a partire dai grandi laghi che alimentano la rete dei canali.
Una volta in città seguiamo il canale fino alla confluenza con il Ticino, un bel tratto aperto in discesa, degna chiusura. Anzi in realtà c'è ancora un tratto divertente lungo il fiume fino al ponte coperto e poi la salitina per raggiungere Vigoni e accomodarsi nella Sala da The giusto alle 17.
Rientro in treno velocissimo, in 25' siamo alla stazione sotto casa.
Maggio si è chiuso con la bellezza di quattro allenamenti e una gara, vediamo di far partire il Giugno.
Nello spiovere avrebbe dovuto essere un lento, al passo che veniva, ultimamente molto vicino ai 5/km.
Arrivo al Lambro e comincio a girovagare; prendo il giro da 2430m per misurare un po' questo passo; poco prima del 500m mi viene veramente voglia di fermarmi e tornare a casa. Il crono mi manda affanculo, letteralmente, dichiarando 2.16. Vabbe' scusa allora continuo e il passo non cala, rimane facilemente quello, anzi quando decido di abbandonare il circuito e riprendere la via di casa segno 37.38 per 8.5km, circa 4.27.
Rallento, le gambe verso l'ora cominciano giustamente a essere meno reattive, mi spingo fino a 65' di corsa incluso un tentativo di macchinicidio che subisco da un antico e distratto guidatore che, come sempre, vorrebbe pure aver ragione.
Giuriati di Sabato all'ora di pranzo, 13 giorni dall'ultima apparizione.
Andata e ritorno in monopattino, nel mezzo 10 volte il tormentone composto da un giro di pista e uno di campestre, circa 1020m.
Tempo di 45.25, un mero esercizio di rodaggio.
Zelo l'ho fatto solo per te.
Che tecnicamente lo è.
A 20 giorni dall'ultima uscita (la pisciatina del 14 Dicembre è a referto solo per fini statistici) reindosso le scarpe, non prima di averne ordinate di nuove, Aero 14, in memorie delle credo Aero 3 con cui mi son tolto certe soddisfazioni nello scorso decennio.
Corsa non bella ma caparbia, non tirata ma nemmno distratta.
Torno a casa dopo un'ora ma tengo buoni i primi 50', che gli ultimi sono un agonizzante rientro a casa (e ci mancherbbe).
Mi prendo solo il 21.54 del 5000 del giro classico del Lambro, per cui potrei pensare di aver corso oltre 11km a circa 4.25-4.30 di media.
Il cuore c'è, più cardio che anima, le gambe e la carrozza meno, ma quella si sa che è la parte che non posso permettermi di non allenare. Io che sono iscritto al Campaccio 2016.
A parte le diverse ore in pista, ma lì è un Palio e si gira per inerzia, mai avevo a memoria corso 10 km in pista. Un tentativo al Corrigiuriati ci fu, ma mollai prima del 7°, per troppa paura del confronto con la strada e per il gran caldo.
A sera rinfresca e così, pur di evitare i viali del Sempione al confine con il Traffico del Mobile, me ne sto nel cantuccio materno del Campo, lungo la linea che fa da confine tra la prima e la seconda corsia.
Primo a freddo in 4.34, poi subito 4.21 e poi tutti tra 4.18 e 4.24. Ultimo lasciando andare le gambe sul 400 finale, in 4.10. Fanno 43.32 (4.21 di media) devo dire più faticosi, ben più faticosi, del passaggio in 42.29 di Vigevano.
Misteri della mente.
Domani Miglio Ambrosiano, probabilmente sotto il primo temporale della stagione calda.
Sotto i 5.30 si prende tutto.
Venerdì sera, avendo bucato il Giovedì, la smania di tener calda la gamba per il Vallone mi conduce come un cane fuori casa, all'ora di cena mentre apprezzabile pioggerella scema.
Corro 39' più allegro del previsto, ma ormai calcoli se ne fan pochi.
Passo sconosciuto, ma ipotizzabile sui 4.30 di media, in progressione.
Piedi a mollo alla Palazzina Liberty, si tira fino casa.
Marciapiedi i soliti, quelli larghi di Ponzio Lomellina andare, Castel Morrone tornare; ma non è vita podistica questa.
Doverlo taggare come lungo, poi.
Sta settimana si conclude con il minimo sindacale di un tempo: 2 volte in pista e un lungo, la Domenica.
Sono le 8 di sera passate ma nel corso della giornata il fresco ha lasciato posto a un caldo secco e niente vento, per cui si suda da subito. Ormai lo schema dell'oretta è quello: si arriva al lambro in 13' circa, si corrono 10 giri della montagna bassa e si rientra. Alla fine, minuto più minuto meno, esce sempre l'ora.
Stavolta 32.58, sui 4.24/km, corsi a un ritmo da lento o poco più, fiato facile e gambe che girano da sole, anche se dal minuto 50 in poi la pedata si fa pesante, per disabitudine astare sulle gambe quella quantità, forse anche per il caldo.
E il cagnetto della milanese che prende il gelato del dopocena deve rugare per contratto, rischiando pure i denti, al minuto 58.
Si parte alla garibaldina. Ormai si prende tutto.
Via per le strade di Lambrate verso Segrate e il ponte dell'esselunga.
Prendo il tempo sul lungo rettilineo lato INSSE, pedometer dice passo 4.28, siamo al minuto 10.
Girovago per Milano 2 e poi ne esco per costeggiare il cimitero di Lambrate per prati, fino al sottopasso che porta al Parco Lambro. Giretto interno tanto per prendere un altro crono, il passo è aumentato, 2.59 per 700m, sui 4.15.
Si torna a casa dopo 56', gambe un po' tremule ma fiato e cuore da vendere, sono a lunga conservazione.
La spalla un po' meglio come dolore, durante la corsa in realtà riesco a muoverla abbastanza, ma movimento quale gobba fino a quando non inizierò la fisioterapia.
E così esco di casa con i miei quattro euro in monete.
Compero il biglietto Piola-Gorgonzola, 2 euro e 30.
Mi rimangono 1 euro e 70, che infilo nella taschina dei calzoncini insieme alle chiavi.
In 20 minuti sono a destinazione e si parte.
Primo km durissimo, gambe che non si alzano: sonno, umidità, anomalo carico settimanale (ma questo me lo sto cercando).
Poi arrivati alla Martesana bella gonfia sale il buonumore e comunque non ce n'è, sono a quasi 20km da casa e prima o poi devo tornarci, sulle mie gambe.
Giro sui 2.17 ogni tacca di 500m, ma tempo qualche km sono sotto a 2.13. E' un passo facile ma faticoso per le condizioni di partenza, i piedi atterrano piatti e non spingono, si lavora solo di gambe.
La stanchezza arriva verso Vimodrone, a 56 minuti. Però vado avanti, ora sui 4.32/km, posti di vecchia memoria, il sottopasso della tangenziale, il fronte nomadi con l'asfalto ora nuovo. Voglio arrivare almeno al ponte di ferro, a 70'. Ci arrivo sui 73, avanzo ancora. Mi sorpassa un gruppetto di ragazzi napoletani corpulenti su bmx, parlata meravigliosa: mi attacco e mi faccio tirare per gli ultimi 300m, ben sotto i 4/km, chiudendo a 74, 4.32/km di media per 16.3km.
Ho sete, i piedi non sono più abituati a tutto questo asfalto, per di più obliquo nella direzione che affatica la gamba destra, quella un po' sghemba. Basta camminare una ventina di minuti, facciamo 25', poi sarò a casa.
Credo di aver rischiato la cotta, solo una crepe per pranzo.
A un km da casa la gelateria. Basteranno 1.70? C'è il cono un gusto a 1.50. Anche questa si sfanga. Fiordilatte con amarene.
Aspetto le 8 di sera passate poi esco, titubante. Un po' alla volta mi sgranchisco ma l'asfalto e i marciapiedi scottano. Direzione Lambro allora. Lì va molto meglio. Lì poi c'è il giro basso della montagnetta, che svaga. Ci arrivo dopo 13', lo corro 11 volte partendo in 3.26 e scendendo presto a 3.18 e infine a 3.15 (sono 750m no perché poi si vocifera...).
Proseguo verso casa senza decelerare anzi, spingo 2 minuti in più del previsto e sono 62, 14km a occhio sono andati.
A parte i liquidi oggi bene. Pausa. Domani pista.
1.00.07
Il tempo di arrivare al Lambro, correre 10 volte il giro basso della montagna, a passo controllato, ogni 2 giri da 1500m
6.34, 6.30, 6.18, 6.18, 6.12
Il tempo di tornare a casa, appena più lento.
Come spesso, al virus del raffreddore la corsa non piace, lo indebolisce.
Nel giorno del mezzo anno di Flora si riscalda il mondo, si levano i vestiti e l'aria si fa quasi troppo tiepida, tanto che qualcuno propone di congelare Napolitano e Monti, l'iber-nazione, un'altro regalo per le prossime generazioni, scongelarli nel 2030 e metterglieli a capo.
Corro 4 volte il Giro OL, in 9.08, 8.54, 8.56, 8.47, più o meno sul 9 prefissato. Ultima tornata la meno faticosa.
Domenica il mio secondo Campionato Italiano, ma il primo era una gita in montagna, come questo d'altronde sarà una gita al Parco.
We don’t want our runners like weight lifters, we don't like our runners like gymnasts; we want them like ballet dancers.
(Arthur Lydiard).
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La maggior parte delle foto che mi ritraggono sono tratte da podisti.net
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