21km - la distanza

mercoledì 6 gennaio 2016 - ore 9:30 PM

Campaccismo

Uno spettro s'aggira per i dossi del Campaccio.
La gita è sostanzialmente intesa come:
- preparatoria all'esordio al Monga
- nostalgica antalgica
- guardona delle gare serie
- sperimentale per lanciare la campagna treno+bc+gara
Parto da Dateo, 10' scarsi pedalando da casa; così nella pelle che arrivo 20' prima.
Scendo a Canegrate e prendo la strada, pure ciclabile, che porta in pochi minuti al Campaccio.
Così presto che sono tra i pochi a non fare coda al pettorale.
Mi scaldo in pista, piano pianino e a lungo, prendo posto per tempo per scampare gli annunciati 400 partenti di batteria e poi inizia.
Lancio di gara galleggiando tra la folla, ma appena il terreno si fa campestre le caviglie affondano, non san più come fare; al tornante prima dei dossi son già a frenare per non franare. Primo giro comunque dignitoso, con la forza pure di smadonnare con uno che vorrebbe tagliarmi all'interno in salita (ahi poi lo farà comodamente sul piano).
Passo in 8.28, che sarebbe anche in linea con i miei saperi attuali; però ormai ho dato molto e i due giri succesivi passeggio, trovandomi pure un paio di volte a camminare qualche metro per riprendermi. Scorrono in 8.49 e 8.32, con 1000 finale in 4.12 a recuperare 7 delle oltre 50 posizioni perse, incluso un dignitoso rettilineo di arrivo. Chiudo in 25.53, 83° di categoria, ben oltre la metà.
Espettorare il termine che descrive i minuti successivi; sarà stato anche quello, ma caviglie da riapprontare.
La potenza di Marta Zenoni, la consapevolezza di Nadia Battocletti e la classe di Imane Merga.

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lunedì 22 luglio 2013 - ore 11:54 PM

La diaria #cinque

Secondo episodio di escursionismo pubblico, sempre serale ma in treno, in una delle prime giornate anticloniche.
Quattro passi fino a Lambrate, Regionale per Greco e cambio, fermata Cernusco Lombardone e sono al via, in 45', per un costo appena doppio del biglietto urbano di Milano.
Neanche 5' e si entra nel bosco, poi c'è solo da giocare, a conoscerlo un po', che alla fine non è altro che un anfiteatro.
In realtà si ritorna subito fuori sulle stradine asfaltate, per la dura salita di Belsedere, che spezza gambe e culo. Poi però tuffo per sentieri tecnici, radici rocce e pozze, passerelle e fango, gioia. Sbaglio strada per entusiasmo (era tutta nella mia testa) e finisco per perdere quota più volte laddove dovrei mantenerla. Oggi però la testa è dura e ogni volta mi rimetto a salire per riprendere il sentiero alto, allungare dove potrei accorciare, correre dove la tentazione sarebbe di camminare, anche in certi tratti di discesa.
La mappa è solo un assaggio, il satellite non riesce a entrare nei boschi. Risbuco verso Cernusco dopo un'ora, ho 20' per rientrare in stazione, lavarmi, fare il biglietto e saltare sul treno di ritorno. Sbaglio ancora strada per eccesso di entusiasmo, allungo. Chiedo in giro e ritorno sui miei passi, a 69' mi fermo, bollore ai piedi ma per il resto ancora pimpante.
In stazione una delle ultime fontanelle di Stato sopperisce all'assenza di biglietteria. Me ne segnalano una in cima al paese: sono altri 5' di corsa a salire e poi a scendere, verificatane la chiusura, con gambe ancora buone.
Il biglietto si fa sul treno; dopo 50' sono sulle scale di casa. Trenta km in 48 ore non li facevo da anni.

http://www.gmap-pedometer.com/?r=6014399

Questo è il post numero 1000.

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