Fanno 41' serali, di Domenica, dopo una scampagnata a Montevecchia e un paio di bicchieri di bianco alla Bagaggera, con salame e primosale, con una quarantina di castagne della Sorgente Pietrificante in saccoccia.
Parto abbastanza in palla e dopo 15' a zonzo mi faccio 3 giri del vecchio circuito tra i due Giuriati, in progressione e abbastanza in controllo, tanto da proseguire poi subito verso casa e chiudere.
I tempi del giro da 1380m sono 6.02, 5.52, 5.43, dove 5.32 è 15/h. e dove per fare una mezza decente dovrei girare proprio a 5.52.
Nebbiona prenatalizia, così grigio da essere adatto a girare e girare persi, fino a chiudere una progressione di 10k in 42.15, ri-passo del passo Mezza.
4.41, 4.23, 4.20, 4.16, 4.17, 4.18, 4.17, 4.17, 4.14, 4.08.
Il più è fatto, manca un'unica uscita; c'è il 3000 del Corrigiuriati e a questo punto non mi serve a nulla, se corso forte. Decido di andare a referto come passaggio per una distanza di prova del passo Verona, tra 4.15 e 4.20. Dopo una decina di minuti di riscaldamento, si parte. Chiuderei la gara in 12.55, grazie a un terzo km un po' accellerato per finire sotto a 13; continuo tranquillo, ma neppure poi tanto, visto che le Supernova non son proprio fatte per rilanciare in pista, con il primo freddo che fatica a far sciogliere le gambe. Comunque sia gli ultimi km vanno più lisci, accompagnato a tratti dal Vignaiuolo (vincitore di tappa in 10.00) e gli ultimi 200m, aggiunti per chiudere il giro, corsi a 48" (sempra una sciocchezza), lasciano la certezza che cambiar passo è lì dietro l'angolo.
Partirò quindi per stare a cavallo dei 90 minuti.
C'è nebbia, da non vedere le scarpe e il prato umido, ma io ho da fare, sono uscito apposta un'ora prima dall'ufficio l'ultimo giorno lavorativo dell'anno e ora mi prendo il percorso campestre del Giuriati, vada come vada. Lo giro 16 volte in 43.06, da 5.35 a 5.15 ogni 2 passate di 1212m.
Media di 4.26 che avrei detto migliore; le forze però sono tante. http://www.gmap-pedometer.com/?r=6999013
L'ultima volta che ero andato al Giuriati in mattinata avevo trovato sotto al sole un caro 73enne con cui scambiare due parole e condividere la pista. Stavolta la scena è ancora più estrema: ci siamo io e un 85enne di lungo corso, medicalmente molto preparato (direi ancor di più a livello neurologico) e quindi assolutamente cosciente dell'attività cui sottopone il proprio corpo.
Lui gira in ottava, io mi scaldo sul percorso esterno e dopo una quindicina di minuti parto in prima corsia con l'idea di correre 7 km a 4.10, quello che suppongo essere uno sforzo consistente ma non certo massimale, nonostante la notte mezza insonne e il caldo che sale poco a poco.
Prendo il primo 1000 corso a sensazione in 4.15 e capisco subito che oltre non si va, anzi. Le gambe son proprio pesanti. Perdo qualche secondo al terzo ma cerco di chiudere tenendo i 4.15 di media, fino al sesto km (rischiato di fermarmi al 4° ma la visione periferica dell'ottuagenario mi ha tenuto in piedi).
Così sono 25.32 per 6km e lo chiamerei medio. Copriti che c'è arietta, mi fa alla fine. Si autoesamina e si trova solo un po' rallentato e c'è solo che vado un po' storto ultimamente. Non resta che augurarsi vicendevolmente buonadomenica, che io passerò con carichi in spalla fino a Terzalpe di Canzo, mentre Uzì mi aspettava al di là del Monte Scioscia per la garetta di paese.
Nel 1989 gli studi universitari mi offrirono l'occasione di passare una settimana estiva a girare le parti più infestate delle colline che sbucano dall'alta maremma toscana; zaino in spalla, martello in mano e la compagnia di un paio di conoscitori di funghi che ci consentirono di dare un tono alle serate in campeggio.
Ci ho messo 10 anni ora a prendere il coraggio di ributatrmi per quelle vallette che alla fine son sempre le stesse, se non per l'arricchimento della fauna che ora mostra una pregevole popolazione di zanzara tigre. La salita da San Vincenzo a San Carlo è comunque bella, magari non proprio agostina, ma se non funghi abbiamo trovato more in quantità e pure una bel bar dell'ARCI con vista sul velodromo Solvay, proprio in cima al paese d'arrivo.
A quel punto, l'ora tarda hanno consigliato di accettare la mia proposta di evitare il ritorno a piedi ai piccoli e di buttarmi giù per il sentiero pr scendere alla macchina e risalire, tempo totale previsto non più di 40 minuti. Ho pure accettato di farlo portandomi dietro per emergenze il telefono, scoprendo che, soprattutto sullo sconnesso, non è per nulla fastidioso tenerselo in mano, così che a un certo punto ho pure provato a filmare un paio di minuti.
Minaccia pioggia e c'è vento, nulla di strano in Maremma.
Scendo per una volta in auto giù al Lago Caldo e con pazienza giro il favoloso circuito misto.
Cade qualche goccia che fa solo piacere; le caviglie finalmente sentono bene il prato e mi sembra di andare rapido e senza fatica. Tempo in realtà più alto rispetto alle sensazioni, ma molto benessere.
Fanno 37.32 per fare 10 giri che sono 8km del circuito; sarei andato avanti in eterno, a sfiorare le oche a metà giro.
Felice rientro per i tornanti mentre finalmente piove; godo del verde che rasserena mentre alla radio passa la malinconia dei posti dove ci si inurba malamente.
Mentre continuo a ricevere kudos dal panda per le mie scorribande mattutine tra scuola e ufficio, attenzionando il Tratto Monforte dove il sistema continua a segnalarmi miglioramenti, continuo nella pratica monosettimanale della corsa al trotto.
Stavolta oso correre ben 6km di fila a un passo quasi impegnativo, dopo 12' di riscaldo.
4.22, 4.22, 4.24, 4.21, 4.22, 4.10, totale 26.02.
Non che ne avessi molto di più.
Si ti taggo come medio perché si fa una fatica del demonio a correre dopo un mese e mezzo in pista ma per fortuna che ci ho le scarpe nuove che sono la replica delle gloriose Aero di 10 anni fa e vanno da sole, gialle come il sole.
Solo salissero un po' ste cosce, ma sono fiducioso.
A metà dell'impresa mi supera sciolto Ale Castelli in progressiva crescita e a 3 giri dalla mia fine viene a tenermi compagnia mentre sbanfo. Graditissima compagnia anche per tirare fuori dalla cicatrice della pancia un ultimo 400 più che dignitoso.
Nuova tessera del Giuriati scontata a soli 100 euro; nei 20 euro di sconto ci sta la negazione a entrare al XXV Aprile e al Saini (per quel che vale). La butto in casino e faccio richiesta dell'upgrade di 20 euro per potermi fare qualche 300 con Luciano e Lorenzo la prossima estate e per il piacere di non accettare elemosina in cambio del culo.
4.56, 4.33, 4.28, 4.30, 4.30, 4.19
Totale 27.19, media 4.33
Notte mezza insonne per via di una serata di troppo salame (e vino?) terminata svegliandomi a mezzanotte in poltrona con tutto da sistemare. Alle 2 sono a letto, alle 6.30 mi sveglia la zanzara ubriaca a sua volta dell'autunno più caldo dopo quello del '69.
Comunque gli antidoti al lavoro non sono molti e, alle 19, sono in pista a scaldarmi con Peppe che defatica dopo qualche 400 di rifinitura.
Di mio i 7km in pista sono ormai una consuetudine, sperando un po' alla volta di abbassare fino a soglie d'altri tempi.
Così anche oggi viene bene, onestamente senza mai perdere la respirazione controllata.
4.14, 4.15, 4.12, 4.13, 4.15, 4.12, 3.58, totale 29.22, 4.12 di media.
Guardiani che chiudono alle 18, niente Ritorno all'Arena.
Ripago malvolentieri l'ingresso al Giuriati, arrivandoci in debito, già sudato per la burla dell'autunno che non cala, senz'altri soldi che qualche monetina sparsa che mi porta a pensare se non bastano i danari si chiude qua.
Alla fine sono 52' incluso riscaldamento e defaticamento, 8k non faticosi ma assolutamente senza cambio passo.
4.24, 4.26,4.22, 4.26, 4.26, 4.25, 4.24, 4.15.
Nel mentre Il Cardiologo 60enne mi sorpassa facile, a torso nudo (è buio), nei suoi 1000.
Meno male che defatico con Valter, reduce da un 10x200 camminando 100, in 33-34; quest'anno forse proverà gli 800.
It keeps on pumping
It still needs something
Just give it something
I'll take nothing
Beh farne tre, 3, quelli, pazienza la caldazza, che ieri alla MCM ne hanno avuta per ore e ore.
Tre giri OL, come vengono vengono, a un passo da non morire ma che si faccia fatica. 8.35, 8.32, 8.24
Fanno 6.2k a 4.07 di media, senza mai guardare il tempo ma facendo quel tempo che va bene.
Il Capitano è rientrato a Milano e sembra abbia fatto circa quanto promesso agli altri keniani bianchi, rivisti con piacere di fronte a una pizza la bufala, di nome e di fatto.
Il servizio in Piazza Cairoli, la mattina dopo, ascoltando i rocamboleschi racconti anni '80 degli anziani ex-maratoneti, tutti rigorosamente sotto alle 2.50.
Il Giro podistico dell'Umbia, 6 tappe a fila di 17km collinari: Nico', chi lo faceva poi vinceva a New York.
E anche la montagna: Nico', quella volta accornaccanzo...
E l'aristostronzo che dice alla figlia in bicicletta: tu passa, poi al limite si fermano loro. Mica funziona così gli dico.
E lui: abbiamo pari dignità.
Arena, il prato, martedí.
Dopo tre notti insonni con i figli a 77 °C e prima della bufala di neve mi gioco l'ultima carta prima di Cittiglio: 22 giri senza crono (dimenticato) su buon passo, gambe forti nelle curve.
Poi ci casco anch'io, due giorni dopo. Febbre fino a 39 e ci siamo ancora tutti invischiati.
Ciao Monga ciao.
Pista.
Dieci minuti di bc più un km su prato di riscaldamento.
4.06, 4.03, 4.00, 4.00. 4.01, 3.59, 3.59, 3.52.
Otto km filati, 20 giri filati in pista, freddino e ventoso, da solo, 32.01.
Per una volta quello che mi ero stabilito.
Con quelle scarpe che sembra di avere le tavole legate con lo spago, poi.
E' una pacchia fare il maratoneta, fuori nel mondo per conto tuo senza un'anima che ti faccia saltare la mosca al naso o che ti dica cosa devi fare o che c'è un negozio da svaligiare in fondo alla prossima strada. A volte penso che non sono mai stato tanto libero come durante quel paio d'ore in cui trotterello su per il sentiero fuori dai cancelli e svolto davanti la quercia panciuta e nuda in fondo al viottolo. Tutto è morto, però va bene così, perché è morto prima di essere vivo, non morto dopo esser stato vivo. Ecco come la vedo io. Badate, spesso in principio mi sembra di essere gelato come un baccalà.
Gran traduzione, non c'è che dire, ma spiacente dover segnalare che di cross si tratta, gara di 8km con il suo bel giro di lancio e The Loneliness of the Long-Distance Runner ancora una volta viene malinteso, la Maratona viene spropositata e buttata lì.
Il percorso di otto chilometri era segnato da schizzi di calce che luccicavano sui pilastri delle cancellate e sui tronchi e sulle pietre e sulle barriere per il bestiame.
Il giro di oggi è figlio della chiusura dell'Arena ove campeggia una specie di scivolo di legno di cui non voglio sapere oltre. Tocca quindi star fuori e, per via di un dolorino al PDC, nonché per via dell'approssimarsi delle campestri, inauguro questa serie continua di curve e cambi di direzione, strappetti e fondo scivoloso, 550m corsi tra 2.20 e 2.15 al giro, una sporca dozzina di volte.
E io correvo, uscivo dal bosco, superando il battistrada senza sapere che stavo per farlo. Pif-paf, pif-paf, clip-clop, clip-clop, cric-crac, cric-crac, di nuovo attraverso un vasto campo, correndo ritmicamente e senza sforzo alla mia maniera da levriero, sapendo che avevo vinto la gara anche se era ben lontana dall'essere finita.
Senza crono perde senso andare a far salite o ripetute, l'unica è inanellare, facendo partire il nokione primoprezzo 2006 e stoppandolo alla fine della fatica. Che vuole essere di 20 giri, assolutamente a freddo, esclusi i 7' di bici.
Primi 10 nel vento, delizia non sudare troppo nonostante il sole, rallento per vedere il passaggio dal telefono appoggiato sulla borsa, siamo a 16.30, benissimo per il passo che sembrava poco velleitario, oggi basta correre 8k, minuto più minuto meno.
Secondi 10 nel sole, il caldo aumenta, il vento cala, un'altra delizia, asciuga le ossa e la gola.
Questi 4k a 20.10, sempre meglio; recupero il telefono e senza fermarmi vado in doccia, fredda sulle gambe, dura tutto il pomeriggio. Domenica toccherà schiacciare un po' di più, partendo da obiettivi lontani, dall'under 31, ma quel percorso carica sempre e non si rischia la solitudine totale di oggi.
Abbastanza in controllo, dopo 5' di prato, con un Domenico in prespolvero che mi ha tirato dei pezzi.
Appena arrivato corsetta defaticante, niente ràntolo.
Ai 3 Giri OL oggi ho aggiunto questo (bisogna pur dar sfogo alla fantasia) e un ultimo giro di pista, totale di 7590m in 31.05, progressivi, anche perché partito da freddo, a secco.
Fatto tutto da solo, sapendo che tra meno di 48 ore saremo nel Vallone di Cittiglio, della cui tecnicità porto fieramente ancora una cicatrice di 10cm sul polpaccio sinistro, altro che tatuaggi etnici.
Per cui bene, partito male e finito bene, tenace.
Quella che nonostante lo stato infiammatorio alla gola mi armo e metto giù 15 giri di pista in 23.47, senza guardare il crono, senza faticare, senza sentire la noia dei giri, 6k in banca che tra 10 giorni si balla e adesso potrei anche scaricare, senza offesa per i maratoneti.
Che le banche fossero brutte e cattive si sapeva, ma che fosse consentito loro anche di aprire ste specie di negozi che sembran quelli delle caramelle e il bianco su giallo proprio non si legge, per fortuna, ma intanto se ne stanno lì e qualcuno magari ce li mette pure i soldi, mentre qualcun altro magari si rimpinza di cinghiale abbattuto ma non ne accetta la morte naturale, oltre a non avere il fegato di buttarsi a salvarlo, se proprio.
Questo paese andrà presto alle elezioni, senza candidati.
Domenico è stato a pranzo con Franco.
Domenico arriva con le istruzioni.
Che son quelle dell'anno scorso, poi, tanti bei medi a velocità costante o con variazioni. Meglio non in pista, aggiungo io. Meglio andare fuori, sui temibili viali dei Sempione.
Oggi facciamo 3x5' forti con 4' di recupero lento. Nessuna idea delle velocità tenute, ma buoni ritmi, a occhio. In realtà un Domenico in crescita di condizione ne corre anche un 4°, mentre io spingo sul terzo, chiudendolo in pista sul piede del 60 negli ultimi 300m.
Settimana da urlo per correre a pranzo, fresco con alta pressione. Meravigliosa doccia gelata sulle gambe. Vabbè e anche questa volta, la seconda, un anno da ricordare per la nascita di un figlio e per la sconfitta dei Repubblicani (che vittoria sarebbe parola un po' azzardata, soprattutto in politica estera).
We don’t want our runners like weight lifters, we don't like our runners like gymnasts; we want them like ballet dancers.
(Arthur Lydiard).
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La maggior parte delle foto che mi ritraggono sono tratte da podisti.net
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