A 49 anni e 2 mesi esordisco nella categoria M50, come da tradizione del Trofeo Monga, che si svolge a cavallo di due annate ma fa riferimento all'anno in cui avviene l'ultima prova, ovvero il 2018.
Ci arrivo bene, il miglior momento di forma dell'anno, pure con una decente convinzione nei miei mezzi che però, per onorare la nuova età, si accompagna a una pianificazione che vorrebbe essere saggia: non farsi male alla prima. E le preoccupazioni pre-senili non son proprio infondate, visto che la poca pioggia ha lasciato un terreno duro, con in più 200m circa su fondo stradale sterrato ma più duro del cemento, un fosso troppo ampio per essere saltato e che richiede di buttarcisi dentro e risalire, la collina 937, quest'anno affrontata con una docile salita in erba ma una discesa piena di sassi e terminante con altra superficie spaccatendini.
La gara si svolge quindi con buona spinta e la giusta cautela nei tratti sopraelencati. Come previsto le gambe si muovono solide, muscoli finalmente pronti allo sconnesso. Da metà circa in poi ingaggio uno scontro spesso fianco a fianco con un atleta di Zelo che non faccio mai passare e che riesco a staccare negli ultimi 500m, finale in cui in verità opero diversi sorpassi. La cauta discesa dalla Collina non mi consente di evitare di venir scavalcato da un giovinotto, imberbe Assoluto, in coda al quale entro dalla porticina wonderland che immette sui 100m finali di prato. Va via credendosi ma gli mangio metà del divario e basta così.
Tempo finale di 25.59.60 che il chip arrotonda in 26.00, quella roba che una volta volta che andavo forte facevo sempre 58-59 adesso faccio sempre 00-01. Bah.
Sono 8° di categoria su 35, non male salire sul Treno dei Saggi.
Sul Giuriati il sole è sceso ma quel che ne rimane è velato di umidità estiva, proprio ieri che pensavo che la risalita dei paralleli ci sta rendendo le giornate calde più secche e meno padane; invece no, almeno per stavolta prevale la tropicalia.
Nonostante mi scaldi con accuratezza oltre 25', incluse andature, stretching leggero e allunghi, parto per il primo 800 già sgonfio. Poi ci metto il mio, per cui l'idea di correrli in 3.00 naufraga subito nel primo da 2.56 e nel secondo da 2.54, con 2' di pausa sudata da fermo.
Il terzo è già sofferenza, lo taglio al 400, in 1.25, e con quello proseguo. Quattro totali son quelli che riesco a chiudere, con le pulsazioni che faticano a tornare a 120 dopo i 90" di pausa. Non è cosa.
Ho rivissuto in alcuni momenti gli spasmi dell'Ora in pista e questo mi ha aiutato a capire quanto il mio corpo sia la mia più grande guida nello sport. Sa spronarmi quando serve, domarmi e accasciarmi quando è il caso di tornare a casa e farsi una birra o un bicchiere di vino.
Primo concerto serale di canzone, con il Nenne.
Una grazia, inizio alle 20 e buffet casalingo a pochi metri dal palco del bellissimo spazio di Linguaggi Creativi.
Spegnere la televisione, prego. E scambiare finalmente due parole con l'autore, compreso andare a pescare il violinista a fine concerto, che il tocco io non l'ho studiato ma mi sembra di saperlo leggere.
Poi senti il tintinnio e lo risenti da 100 metri di distanza ogni volta in un posto diverso mentre ti trascini nella Milano post-espositiva e pre-natalizia. In pratica lo Spurgatorio.
E viene via meglio, molto meglio.
Non ancora in giornata, ma almeno volenteroso.
A Treviglio han tagliato tutta la parte di melgòt, la terra sassosa arata del mais, solchi profondi dove l'unica è avanzare, han tagliato pure la parte di bosco sul terrazzo fluviale dell'Adda, per cui rimangono uno zigzagare per prato di medio scivolo e il brivido dello strappetto con relativa discesa e salto del rivolo. Da fare 4 volte.
Partenza dignitosa, primo giro mezzo minuto più veloce dei successivi 3 e abbiamo detto tutto.
Musica tremenda ad accompagnare, in particolare Bomba.
Faccio gara di contenimento e soprattutto di allenamento, subendo 3 sorpassi a giro e puntando Ettore che oscilla tra i 5 e gli 8 secondi avanti. All'ultimo giro lo perdo definitivamente ma lo trovo a bordo pista strappato, quando mancano 200m e gli altri 3 che ho qualche secondo davanti ne han persino più di me sulla chiusura. Che oggi non ho ancora.
Tempo di 27.12, 12/26 di categoria.
[12.42.06] nicolap: mi son fatto 41 minuti qua
[12.42.19] nicolap: nell'uliveto di sciòn connery
[12.42.42] nicolap: avrò fatto 400 curve
[12.43.10] panda: QUATTROCENTO
[12.43.14] panda: un numero a caso
[12.43.19] nicolap: beh
[12.43.27] nicolap: 48-50 secondi a giro
[12.43.33] nicolap: vuol dire circa 50 giri
[12.43.50] panda: quasi da impazzire
[12.43.57] panda: non fosse stato un uliveto
[12.43.58] nicolap: son 6 curve a giro di cui 2 sono boe
[12.44.10] nicolap: 300 curve dai
[12.44.14] nicolap: ma bellissimo
[12.44.18] nicolap: tipo gimkana
[12.44.23] nicolap: sarei andato avanti
[12.44.32] nicolap: tutta salita e discesa
[12.44.46] nicolap: a schivare le piante tipo paletti
[12.49.16] nicolap: verso metà ho fatto un giro piano con il nenne
E' una pacchia fare il maratoneta, fuori nel mondo per conto tuo senza un'anima che ti faccia saltare la mosca al naso o che ti dica cosa devi fare o che c'è un negozio da svaligiare in fondo alla prossima strada. A volte penso che non sono mai stato tanto libero come durante quel paio d'ore in cui trotterello su per il sentiero fuori dai cancelli e svolto davanti la quercia panciuta e nuda in fondo al viottolo. Tutto è morto, però va bene così, perché è morto prima di essere vivo, non morto dopo esser stato vivo. Ecco come la vedo io. Badate, spesso in principio mi sembra di essere gelato come un baccalà.
Gran traduzione, non c'è che dire, ma spiacente dover segnalare che di cross si tratta, gara di 8km con il suo bel giro di lancio e The Loneliness of the Long-Distance Runner ancora una volta viene malinteso, la Maratona viene spropositata e buttata lì.
Il percorso di otto chilometri era segnato da schizzi di calce che luccicavano sui pilastri delle cancellate e sui tronchi e sulle pietre e sulle barriere per il bestiame.
Il giro di oggi è figlio della chiusura dell'Arena ove campeggia una specie di scivolo di legno di cui non voglio sapere oltre. Tocca quindi star fuori e, per via di un dolorino al PDC, nonché per via dell'approssimarsi delle campestri, inauguro questa serie continua di curve e cambi di direzione, strappetti e fondo scivoloso, 550m corsi tra 2.20 e 2.15 al giro, una sporca dozzina di volte.
E io correvo, uscivo dal bosco, superando il battistrada senza sapere che stavo per farlo. Pif-paf, pif-paf, clip-clop, clip-clop, cric-crac, cric-crac, di nuovo attraverso un vasto campo, correndo ritmicamente e senza sforzo alla mia maniera da levriero, sapendo che avevo vinto la gara anche se era ben lontana dall'essere finita.
Nella giornata del diluvio perfetto ancora una volta le previsioni sbroccano e non è acqua a cadere, è il cielo ad aprirsi, l'occasione ideale per sperimentare finalmente di corsa il risultato del Grande Movimento Terre, quello che mantiene in piedi le due economie del paesone.
Minuti 10 per arrivarci gentilmente da un'Arena sempre più vuota, 10 volte la salita in 23 basso scendendo in 75, altri 10' per fare uno struscio sudato in Corso Como, tra cravattati e cravattari, stivali di gomma coloratissimi a liquefare i piedi delle molte signorine che non san più cosa mettersi.
Qualcuno poi un giorno ci dirà quant'è lunga la salita, dal principio all'ultimo palo della luce prima che spiani.
Venerdì a pranzo una corsetta, quattro salti per scalini e stretching, doppiati a sera con una seconda session di forza.
Rimanendo in tema alimentare, mentre rientro al lavoro la giovane e sostenuta cassiera prova a chiedermi 5.50 per uno scontrino da 5.46 di pizza rossa. Non sa di aver sbagliato persona.
Giusto un paio di km dagli spogliatoi dell'Arena.
Frequentazione d'intralcio piuttosto limitata, alle 2 del pomeriggio di una giornata fredda ma solare.
Magari all'una qualcosa in più, alla peggio li facciamo scansàre.
Gli ostacolini dovrebbero essere almeno 10-15 (Albanesi)
Vabbè non puoi far finta di volare che subito vieni rispedito a terra. Io ho cominciato con UNO, poi son timidamente passato a DUE per finire ad osarne QUATTRO. E sono appagato, dei ferrini. Ho pure scoperto che la elle consente di scegliere 2 altezze diverse, come nei seggiolini dei nidi (io la versione più bassa).
Poi gradoni a piedi pari, ma soft (6 volte 8 gradoni).
Dopo 4' qualche 200, recupero 2', questi faticosi.
33.8, 32.5, 32.5
Arena deserta, un po' noiosa ma un silenzio che a Milano è sempre più prezioso, specialmente per spezzare le 8 ore di gabbia gridarola.
Oggi diamo spazio al programma del candidato Bersani.
Noi apparecchieremo qualche posto in più, come si usa da certe parti, per i morti (sostiene il nenne che oltre alla sala bisognerà sistemarne qualcuno anche in cucina, che i posti per gli antenati non bastano).
Per intanto vedo di rientrare sano a casa, che fa freddo e diluvia e sarò alla guida di un veicolo a conduzione muscolare.
Alla fine della lunga e piovosa giornata di Poppea, nella quale miracolosamente riesco a fare i 3 spostamenti in bc in momenti di stasi, dopo aver visto Flora prendere latte dal biberon, sono pronto a rimettermi al lavoro. Alle 22.10 esco e corro 40', di cui 4 giri velocini del Circuito Città Studi, tra ragazzini bivaccanti al muretto e cani caganti, sempre al muretto (e un coglione che quasi mi investe sulle strisce prima di dichiarare se non c'era mia moglie ti ammazzavo).
Bentornati int'a capitale della frenesia frenetica, delle partenze al verde delle file di scuoterioni, da oggi son 44 che ci convivo.
Il telefono mi butta giù dal letto alle 3.22, Maria chiama. Nel sacco bucato Flora non vuole starci un minuto di più, vuole uscire. Sono agitato, il cuore a pazzi. Stendo la biancheria e mi preparo un caffè per avere il tempo di capire cosa tirarmi dietro.
Guido quei 10' che serve, una leggera pioggia sulla città, stavolta la radio mi propone un canto delicatamente propiziatorio, che non conosco ancora ma che mi accompagna insieme alle luci notturne dei viali.
Alle 4.05 sono davanti all'ascensore del Melloni. Risuona il telefono. Nico è nata, è stata così veloce, ancora più veloce, che lei dalla sala parto ha una voce tranquilla e leggera, che subito mi calma. La ragazzina invece ha già imparato a respirare, a soli 1500gr. Ci sarà presumibilmente un mesetto buono nella calda e fantascientifica tana, prendiamola un giorno alla volta, un giro di pista per volta.
Sì me la son cercata, il Formiga mi ha tirato una sfiga che non ho tenuto a posto i muscoli e gli sgraziati balzi di Venerdì, giornata in cui ero così impreparato a qualsiasi attività fisica che mi sarei dovuto mangiare un gelato seduto a un tavolino, mi hanno bruciato le residue fibre veloci e forse anche quelle lente, da non riuscire più a scendere le scale che ancora oggi, a 72 ore, ci ho un male cane, per nulla sopito dai 40' di lento di ieri mattina.
Parola d'ordine abbattere i frati, ripeto, abbattere i frati.
We don’t want our runners like weight lifters, we don't like our runners like gymnasts; we want them like ballet dancers.
(Arthur Lydiard).
what's this blog?
(in english)
Writing about my running experience, mainly
in Milano, Italy. To know more or join my training (if you pass
by), use your chance to add comments to my posts, or drop an
email to nicolap, thanks to gmail.
La maggior parte delle foto che mi ritraggono sono tratte da podisti.net
o dal blog Andòcorri,
due siti che forniscono un servizio impagabile; le rimanenti sono in gran parte mie, scattate con la già vetusta DX 3500 e con la SX220 a partire dal 2012.